Cos’è Educare x Cambiare?

Non avevo mai pensato di aprire un blog prima d’oggi.  Ho deciso di farlo perché da tempo mi rimbalza in testa un’idea che vorrei condividere. Cercherò di esporla, nella speranza che vogliate darmi la vostra opinione a riguardo.

Ecco qua:

La “malattia”

Vi è mai capitato di trovarvi in fila (alle Poste, in banca, in autostrada, dal fornaio…) e di notare che una persona arrivata dopo di voi sta cercando, con malcelata indifferenza, di passarvi avanti? E magari vi è capitato di protestare e quella persona, invece di chiedere scusa e tornare al suo posto, vi ha risposto con arroganza asserendo di essere arrivata prima di voi? 

E vi è mai accaduto di passeggiare in mezzo alla natura, in un bosco, su una scogliera, su una spiaggia, in uno dei bellissimi luoghi di cui è pieno il nostro Paese, e di imbattervi in un cumulo di immondizia abbandonata da chissà chi? 

Ancora: il vostro occhio è mai caduto su enormi, incomprensibili, scritte di vernice spruzzate nottetempo sul muro di un palazzo antico, di una chiesa, di una scuola, di una casa, di una stazione ferroviaria, su un cavalcavia dell’autostrada, su una statua, su un treno, un autobus, una metropolitana? E vi siete chiesti come sia possibile che le forze dell’ordine non riescano ad arginare questo fenomeno?

Altro contesto: vi è mai successo, all’atto di pagare il conto a un artigiano o un professionista, di non ricevere la prevista ricevuta fiscale? O di volerla chiedere e non trovare il coraggio? O di averla chiesta ed esservi sentiti degli “infami”, o peggio di essere stati costretti a pagare un conto più salato?

E siete mai stati fermati dai Carabinieri o dalla Polizia a causa di un’infrazione commessa in auto? Cosa vi ricordate? Di aver percepito l’Agente o il Carabiniere come un “tutore dell’ordine”, di esservi sentiti in soggezione e di aver tenuto un atteggiamento rispettoso, rispondendo solo se interrogati e ammettendo le vostre colpe? O piuttosto di non aver provato alcuna soggezione e di aver cercato di accampare le scuse più fantasiose nella speranza di convincerlo a non affibbiarvi una contravvenzione?

Ci sarebbero molti altri esempi da fare… Forse il video e le immagini che seguono dicono più delle parole:

Vi si sono accese delle lampadine?

Senza dubbio le situazioni descritte si verificano un po’ in tutto il mondo. Tuttavia, in base alla mia (forse piccola) esperienza di due anni di lavoro negli Stati Uniti e di una trentina di brevi viaggi in paesi di “rango” paragonabile al nostro (tra cui Inghilterra, Francia, Spagna, Germania, Svezia, Norvegia, Belgio, Svizzera), ho la netta impressione che in Italia fatti del genere siano decisamente più frequenti. Forse al punto che non ci si fa più caso e si sviluppa una sorta di rassegnazione permanente. Finché non capita di fare un viaggio e si scopre che ci sono luoghi nel mondo dove queste cose accadono molto meno. Cosa vorrà dire?

Senza voler fare di tutta l’erba un fascio, mi arrischio ad affermare – confutatemi se credete – che tra i caratteri tipici della mentalità italiana più “viscerale” vi sono: la “genetica” tendenza a violare le regole piuttosto che osservarle, la radicata convinzione che lo Stato sia un estraneo potenzialmente ostile, lo scarso rispetto per i beni pubblici, la diffusa credenza che saper fregare il prossimo sia una capacità preziosa, di cui andare fieri.

In un solo concetto, direi che tantissimi italiani mancano di senso civico, termine il cui significato è: “osservanza delle norme del vivere civile, dettata dal rispetto per i diritti altrui e dalla consapevolezza dei propri doveri”. O più esplicitamente: sentirsi parte di una comunità e volere il bene di quella comunità e non solo il proprio tornaconto personale.

Ritengo che, favorita anche da altri fattori, questa carenza di senso civico sia la causa nascosta di molti dei grandi mali del nostro Paese: della corruzione che affligge la classe politica e imprenditoriale, della diffusissima evasione fiscale che azzoppa la nostra economia, di molte inefficienze dei nostri servizi pubblici, dell’assenza di meritocrazia e della “cultura del favore e della raccomandazione” che mantengono al potere una classe dirigente piena di farabutti e incompetenti, della spazzatura e della sporcizia che deturpano i luoghi più belli del nostro Paese (penalizzando anche il turismo), delle scritte che imbrattano indecentemente ogni muro delle nostre città, della limitata capacità di deterrenza delle nostre forze dell’ordine.

Tale condizione è più che mai drammatica nel Mezzogiorno e nelle regioni del Centro, ma anche il Nord non se ne salva.

Ci piace giustificare questo nostro modo di essere includendolo tra i fattori costituenti del genio e della creatività italiana, ma mi sembra solo una vecchia scusa. Lo stesso vale per chi lo spiega chiamando in causa le – innegabili – altissime doti di umanità e solidarietà del Popolo Italiano. Si può essere creativi, umani e solidali, e, allo stesso tempo, cittadini ordinati e rispettosi. Ci sono Paesi, fuori dai nostri confini, dove ciò avviene!

Finché rimarremo in questa situazione, nessun governo, né schieramento politico, né legge elettorale, né movimento di piazza potranno davvero rendere l’Italia più vivibile, più prospera, più giusta. Credo che se si vuole raggiungere tale obbiettivo e, soprattutto, se si desidera che il cambiamento sia stabile e duraturo, non si può fare a meno di affrontare e risolvere la vera e propria malattia rappresentata dalla carenza di senso civico. Ciò vuol dire cambiare gli italiani, infondendo in maniera incancellabile nei nostri cervelli dei saldi principi civici, e un ardente amore per l’ordine, per la legalità, per il rispetto delle regole, per la giustizia sociale, per l’eguaglianza.

La cura

Negli Stati Uniti ho osservato – almeno questa è la mia impressione – come le persone siano pervase di senso civico fin da piccole. Come la stragrande maggioranza della popolazione abbia ben chiari i principi di libertà, uguaglianza e pari opportunità sui quali è nata la loro Nazione. Come i bambini vengano cresciuti nella consapevolezza di tali principi e dell’appartenenza ad una comunità. E come tali principi vengano riaffermati ad ogni occasione.

Partendo da questa evidenza, e guardando al caso italiano, ritengo che la nostra “malattia” potrebbe essere curata soltanto con una “rivoluzione civica”: cioè una pervasiva e strutturale campagna di educazione ai valori su scala nazionale che cambi radicalmente il modo di pensare – e quindi di agire – di tutti gli italiani. Una tale impresa può essere attuata soltanto dallo Stato stesso. Si tratta di pensare a come e attraverso quali strumenti.

Anzitutto, non bisogna farsi illusioni: il senso civico è un vero e proprio valore morale, per cui mi sembra piuttosto difficile riuscire a inculcarlo profondamente negli adulti, già formati nella loro personalità e convinzioni, permeati del “tipico” modo di pensare italiano e restii per natura al cambiamento.

Bisogna invece rivolgere una tale campagna in primo luogo verso le nuove generazioni, verso i bambini di oggi, che possono essere educati secondo nuovi principi e diventare, domani, degli adulti diversi e migliori di noi.

Ma chi educa i bambini oggi? Certamente la scuola, su cui lo Stato dovrebbe avere pieno controllo e che dovrebbe essere lo strumento ideale per questo scopo. Ma non solo, poiché fuori dalle aule i bambini ricevono la loro educazione dal mondo degli adulti: in primo luogo dalla famiglia, ma anche dall’intera società che li circonda.

Nasce quindi l’esigenza di intervenire, in qualche modo, anche sugli adulti. E qual è il migliore (forse l’unico) mezzo in possesso dello Stato per influenzare le coscienze degli adulti? La comunicazione attraverso i mass-media, prima fra tutti la televisione.

E’ necessario quindi agire su due fronti:

–        un’azione educativa a livello scolastico dedicata in modo specifico alle nuove generazioni;

–        un’azione persuasiva di tipo mediatico, con il duplice scopo di influenzare gli adulti e di supportare l’azione scolastica al di fuori della scuola.

Educare x Cambiare parte prima: l’investimento sul futuro (ovvero l’educazione scolastica delle nuove generazioni)

Ebbene, partiamo dalla scuola. Scegliamo in particolare quella elementare e media inferiore: più piccoli sono e più presa farà il messaggio! Introduciamo un robusto programma di educazione ai valori. Non come insegnamento “minore” e nozionistico (come l’educazione civica che hanno insegnato a me quando andavo a scuola), ma come materia di massimo rango, a cui riservare un consistente numero di ore e da associare ad attività formative pratiche (Ripulire un parco dalla spazzatura? Cancellare dei graffiti dai muri della propria città?). Perché no, una materia con compiti in classe e interrogazioni, con voti “pesanti”, in positivo o in negativo!

A questo punto è chiara la necessità di formare degli insegnanti competenti e, soprattutto, motivati e profondamente consapevoli dell’importanza del proprio ruolo. Questo obbiettivo si potrebbe probabilmente conseguire senza troppe difficoltà attraverso programmi di insegnamento di qualità e uno sforzo di sensibilizzazione a livello ministeriale.

Qualcuno potrebbe evidenziare che un tale progetto sottrarrebbe ore alle altre materie, penalizzando il livello culturale dei nostri figli in altri settori: francamente ritengo che se non investiamo oggi per cambiare lo spirito dell’Italia, i nostri figli non sapranno che farsene, domani, delle proprie competenze culturali, perché potrebbero non avere l’opportunità di metterle frutto, almeno entro i nostri confini geografici. Credo che le soluzioni esistano e che ci siano esperti ministeriali in grado di trovarle: per quanto mi riguarda ritengo che l’impresa sia talmente importante da giustificare perfino la rinuncia a qualche ora di altre materie o un lieve aumento delle ore di lezione settimanali.

Educare x Cambiare, parte seconda: l’intervento nel presente (ovvero l’azione persuasiva sulla società)

Come già detto, la scuola occupa solo una parte del tempo dei ragazzi ed essa non ottiene alcun risultato se gli insegnamenti che trasmette vengono totalmente smentiti dall’esempio che essi ricevono dalla famiglia e dalla società. Quindi si presenta la necessità di diffondere il messaggio sul senso civico anche al di fuori dell’ambito scolastico, anzitutto per dare conferma agli alunni degli insegnamenti che ricevono a scuola e non vanificarli; in second’ordine, come effetto benefico collaterale, per educare, per quanto possibile, anche gli adulti.

La televisione e gli altri mezzi di comunicazione di massa sono lo strumento per raggiungere questo obbiettivo. Come? Attraverso una maggior offerta di programmi educativi, e una costante presenza di messaggi positivi, anche sotto il formato della pubblicità.

Ho già visto degli esempi: mesi fa a Roma è stata finanziata una bella ma fugace campagna pubblicitaria per promuovere la pulizia della città; a volte in TV passano dei messaggi istituzionali su temi connessi al senso civico. Bene! Seguiamo questa strada.

Ma il tutto non si deve limitare a parentesi estemporanee o ad apparizioni saltuarie ed evanescenti. La presenza deve essere costante e ben visibile, in modo che i messaggi penetrino e si radichino nella coscienza della gente.

Tutti sappiamo che la comunicazione mediatica può influenzare le coscienze. C’è chi la usa con successo per convincerci a comprare qualcosa, chi per convincerci a votare per qualcuno. Perché non farlo per fare del bene alla nostra Nazione?

Conclusioni

E’ ovvio che tutto questo avrebbe dei costi e non siamo nel momento migliore per sponsorizzare nuove spese pubbliche, ma si tratta davvero di un investimento nel nostro futuro! Tra l’altro non mi sembra che tali costi sarebbero così elevati, comparati ai possibili benefici. Uno fra tutti: l’ascesa di politici nuovi in grado di mettere il bene del Paese davanti ai vantaggi personali o di partito. Se ciò avvenisse davvero, poco importerebbe quale schieramento vince le elezioni!

Mi rendo conto che potrei aver fatto un’analisi semplificata, che sorvola su una serie di complicazioni non trascurabili e, in tal caso, spero che qualcuno le metta in evidenza. Mi incoraggia molto l’impressione – anche questa tutta da confermare! – che, se l’impresa viene attuata nei modi descritti, questa possa essere una strada nuova e mai percorsa prima. Forse vale la pena provare. E se un progetto su scala nazionale sembra troppo ambizioso, si faccia su base regionale o perfino comunale, con gli aggiustamenti del caso. Purché si provi.

Inoltre, è ovviamente necessario mettersi in testa che i veri frutti di una simile impresa, cioè degli effetti strutturali permanenti, potranno essere ottenuti solo tra dieci/venti anni. Questo risultato va oltre l’orizzonte temporale di qualsiasi governo in carica e quindi tenderà a sembrare poco appetibile ai nostri politici. Ma bisogna convincersi che è quello che ci vuole e che la Storia darà ragione e merito a chi vorrà intraprendere questa strada.

Infine, immagino che qualcuno potrebbe accusarmi di voler condizionare le coscienze con una propaganda da regime totalitario. Forse è vero: vorrei condizionare le coscienze inculcandovi dei valori che potrebbero, col tempo, rendere il nostro Paese più onesto, più equo, più pulito, più ordinato, più sicuro, più solidale, più unito, più vivibile, più prospero, più ricco. E noi con lui. Forse questo nuoce a qualcuno?

Angelo

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Un commento

  1. natalia pazzaglia · · Rispondi

    «È incredibile come l’Italia sia ridotta a un vero e proprio groviglio di conflitti di interesse. Francamente penso che questa malattia, brutta malattia, abbia seriamente intaccato la natura degli italiani. Credo che, oltre al curatore fallimentare,NOI ITALIANI, ma non soltanto noi, ABBIAMO BISOGNO DI UN CURATORE ANIMALE, NEL SENSO DELL’ANIMA. UN CURATORE CHE CI INSEGNI A RITROVARE LA VIA DELL’ONESTÀ FIN DALLE PICCOLE BRICIOLE.Come diceva Gesù: “SE GIÀ NEL PICCOLO SI È ONESTI, A MAGGIOR RAGIONE LO SI È NEL GRANDE”».[…] «Poniamo il caso che tu sia il mio datore di lavoro. Oggi, giorno di sabato, nel riscuotere la paga mi accorgo che per errore mi hai dato 5 euro in più del dovuto. Se faccio finta di niente e tiro dritto, dentro di me mi vergogno anche se si tratta di una miseria. La mia coscienza subito mi direbbe che se già comincio a rubare le cose che neanche mi servono, figuriamoci cosa farò quando il bottino sarà molto più grande e desiderabile. Gesù, quindi, ci sta semplicemente dicendo che per praticare l’arte dell’onesto cittadino come anche quella del ladro è necessario un certo allenamento. Per cui se fin da piccoli ci alleniamo a rubare, non dobbiamo meravigliarci se poi da grandi, si forma in noi la malsana idea che CHI NON RUBA è un CRETINO».

    (tratto dal colloquio tra Adriano Celentano e Beppe Grillo pubblicato sul Corriere della Sera del 7 febbraio 2010)

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