Character Education Partnership (CEP) International Summit – Parte II

In mezzo alla grande quantità di informazioni che ho cercato di assorbire e che sono riassunte nel post precedente, questi sono i concetti che mi sono sembrati più importanti:

  • Approcci Top-Down vs. Bottom-Up: l’educazione ai valori si può impiantare essenzialmente in due modi: Top-Down (v. esperienza Singapore e Messico), cioè con un coinvolgimento immediato del governo (Ministero dell’Istruzione), che poi implementa il programma su scala nazionale. E’ difficile nei paesi grandi. Bottom-Up (v. esperienza Canada e Filippine), cioè con un’iniziativa che parte a livello locale (singola scuola, comunità, associazione), ottiene buoni risultati e quindi si espande fino a raggiungere anche il livello nazionale. Se il programma include l’insegnamento scolastico, richiede un certo livello di autonomia delle scuole nel gestire i programmi e/o l’orario. Nei paesi ove ciò non esiste, può essere applicato solo nelle scuole private.
  • Difficoltà a coinvolgere le istituzioni: se si desidera dare al programma educativo portata nazionale, a un certo punto è necessario il coinvolgimento delle istituzioni, che devono riconoscerne l’importanza e decidere di investire risorse e soldi (anche se non ne servono molti). Nei paesi piccoli come Singapore è apparentemente facile, ma può diventare molto difficile in un paese più grande, ove gli enti pubblici sono meno raggiungibili. L’esperienza di Abbotsford in Canada ci ha messo un bel po’ di tempo ad arrivare alle orecchie del Ministro dell’Educazione.
  • “Training is 3%”: tutti concordano nel riconoscere che l’educazione in classe ha un impatto molto basso se non si fa nulla per influire sul wall of culture, il “muro” della cultura della famiglia e della società intera, che può vanificare completamente lo sforzo educativo. Per questo è necessario quello che in inglese si chiama follow through, cioè un coinvolgimento della comunità per instaurare un clima fertile perché i frutti dell’educazione germoglino. Un modo per realizzare questo è l’utilizzo dei mass media, che ritengo essere in assoluto lo strumento più efficace per ottenere risultati su larga scala.
  • Insegnamento interdisciplinare vs. insegnamento dedicato: il motto del programma di Abbotsford, in Canada, è: “Character is not something you do. It’s how you do everything”.  Tutti sembrano concordare che l’insegnamento dei valori a scuola dovrebbe essere effettuato sia in maniera interdisciplinare (cioè durante tutte le materie, anche matematica!) che in maniera mirata, con ore di lezione e attività dedicate.
  • Nessuna traccia dell’Italia: ho chiesto ad alcuni dei presenti – esperti che lavorano nel settore da molti anni – se avessero notizie di programmi di educazione ai valori in Italia… A nessuno risultava che ce ne fossero.

More to follow…

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