“Right vs. right” e Maslow: quando fare la cosa giusta non è facile

Questo post non ha lo scopo di negare tutto quello che ho scritto finora. Lo scrivo per ricordare, anche a me stesso, che non si può creare in laboratorio una società perfetta. Si può cercare di rendere la società più giusta, ma bisogna essere consapevoli che non è una missione semplice, perché passa attraverso la complessità dell’essere umano e le sue contraddizioni, che non possono essere ignorate ma vanno capite e accolte.

Al Summit di Character Education Partnership del mese scorso una bravissima speaker dello Institute for Global Ethics ha parlato delle difficoltà di un percorso di educazione ai valori.

Un primo aspetto da tenere in considerazione è il “perimetro morale”: se si chiede a un gruppo di persone molto eterogeneo di elencare quali sono i valori più importanti per una convivenza civile, tutti indicheranno più o meno gli stessi. Ma allora perché questa convivenza civile non sempre si realizza? Perché non andiamo sempre tutti d’accordo? Una delle risposte è che ciascuno dimostra diversamente i propri valori, in base al proprio carattere e al proprio background culturale. E ciascuno li applica in un diverso “perimetro morale”, cioè nell’ambito del gruppo di persone che considera rilevanti ai fini dei valori (ad esempio un criminale può avere un codice morale più forte di quello di un cittadino modello, ma applicarlo solo verso la sua famiglia o la sua banda e non verso tutti indistintamente).

Un altro elemento che complica le cose è il dilemma etico: spesso le persone non si trovano a dover scegliere tra “giusto” e “sbagliato” – in tal caso la decisione è facile – ma tra “giusto e giusto” (“right versus right dilemma”), dove non c’è soluzione sbagliata in assoluto. Ad esempio, nel campo dell’educazione dei bambini, è facile dire “Sbagliato!” quando uno studente copia i compiti da un altro; tuttavia, mentre lo studente che copia è innegabilmente nel torto, quello che lo lascia copiare è di fronte a un dilemma: è giusto non permettere di copiare, ma è giusto anche aiutare i propri amici. Simili contraddizioni si incontrano spesso nella vita e gli schemi più frequenti sono: “amicizia vs. onestà”, “verità vs. lealtà”, “utile individuale o familiare vs. utile della comunità”, “breve termine vs. lungo termine”, “giustizia vs. pietà”. Chi non si è trovato in dubbio di fronte a simili scelte?

anim_ethical-dilemma

Infine c’è la piramide dei bisogni di Maslow (http://it.wikipedia.org/wiki/Bisogno#La_piramide_di_Maslow). La gerarchia dei bisogni descritta da questo psicologo americano del ‘900 è illustrata nell’immagine sotto: la teoria dice che se l’individuo non soddisfa prima i bisogni del livello più basso, non potrà essere interessato a quelli del livello successivo. Non è difficile capire che questo è vero in moltissime situazioni. Un esempio estremo ma appropriato: è difficile convincere una popolazione dell’Africa che muore di fame a preoccuparsi di tenere pulite le strade delle proprie città… E così si potrebbero spiegare i fenomeni come l’evasione fiscale “di sopravvivenza”: se non ce la faccio a mangiare, sono disposto a mettere da parte il bisogno di autostima e quindi a essere disonesto evadendo le tasse (http://www.corriere.it/economia/13_ottobre_07/befera-si-esiste-l-evasione-sopravvivenza-848fa948-2f40-11e3-bfe9-e2443a6320c1.shtml). Ma non generalizziamo: gli evasori italiani sono tanti e non sono tutti in questa condizione.

maslows-hierarchy

In conclusione: un programma di educazione e sensibilizzazione ai valori non si improvvisa. Ci sono innumerevoli fattori che influenzano il modo in cui i destinatari del messaggio risponderanno ad esso e, in ultima analisi, decidono se il piano funzionerà oppure no. Per fortuna ci sono molte organizzazioni (in Italia non ne ho ancora trovate, ma devo certamente cercare meglio) che si occupano di questo da anni e che sono in grado di consigliare e aiutare, a volte anche gratis.
Prima però il programma bisogna decidere di farlo.

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2 commenti

  1. Interessante la polarità della polarità. Il concetto di “giusto” e “sbagliato” è qualcosa che mi ha sempre affascinato… Ho sempre creduto che lì nel mezzo vada trovata quella neutralità da cui un bravo educatore dovrebbe agire. Specialmente coi bambini.
    Articolo per me molto ispirante, anche come insegnante di yoga. Grazie! 🙂

    1. Forse se si potesse insegnare la neutralità non ci sarebbe bisogno di insegnare i valori… 😉 Grazie Stefi!

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